Tra Caporetto, il Fiume Isonzo e la vetta del Mangart

Per la terza tappa in Slovena decidiamo di dedicarci un po’ alla storia del paese. Per non farci mancare anche una bella camminata nella natura, scegliamo di unire le due cose. Come? Seguendo un bel sentiero sopra Caporetto (Kobarid in sloveno), tra le trincee della Prima Guerra Mondiale e le sponde dell’Isonzo.

Sul sentiero storico di Caporetto

Dopo aver preso la cartina, che indica le varie tappe dell’Itinerario Storico di Kobarid, all’ufficio turistico di Caporetto, iniziamo la nostra giornata.

Kobarid è cosi famosa, soprattutto per la storia italiana, perché è la città dove venne combattuta la battaglia di Caporetto o dodicesima battaglia dell’Isonzo, tra il Regio Esercito Italiano e le forze austro-ungariche e tedesche. Lo scontro, che cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta la più grave disfatta nella storia dell’esercito italiano, tanto che, non solo nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di una disastrosa sconfitta.

Via Crucis, CaporettoIl sentiero comincia in salita, su una stradina che ai margini ha statue che ritraggono le varie stazioni della Via Crucis. Poco dopo, arriviamo di fronte a una delle principali e più importanti tappe di questa giornata: l’ossario italiano.

Questo ossario si erge in cima a una bella collina dominando Caporetto e i territori adiacenti. Costruito da Benito Mussolini nel settembre del 1938 e vi furono tumulati i resti di 7014 combattenti italiani, noti ed ignoti, caduti durante la Prima Guerra Mondiale, e addirittura prelevati dai vicini cimiteri militari. L’ossario ha forma ottagonale, su tre piani che si riducono verso l’alto, e alla sommità è posta la chiesa di Sant’Antonio.

Nei pressi dell’ossario si respira un’aria solenne, il silenzio regna sovrano e onestamente, fa un gran frastuono. Forse perché siamo veramente impressionati nel leggere sulle pareti esterne, i nomi di tutte le vittime che furono sepolte al suo interno…

Cercando l’Isonzo, seguendo le trincee

Riprendiamo il sentiero, e ci inoltriamo nel bosco e nella natura slovena, pronti ad un altro salto nella storia, stavolta decisamente più antica. Arriviamo così alle rovine dell’antico villaggio/castello Tonocov Grad, uno dei più grandi insediamenti dell’epoca.

Una breve sosta per uno spuntino e per ammirare i ruderi e il panorama, e riprendiamo il nostro percorso scendendo stavolta verso il fiume Isonzo. E proprio durante la discesa, ci accorgiamo dei muretti nel bosco che ci circondando: stiamo camminando dentro una trincea della Prima Guerra Mondiale!

Attraversando un ponticello, incontriamo per la prima volta l’Isonzo, che ci accompagnerà nei prossimi giorni. E beh, siamo rimasti completamente abbagliati dal colore turchese delle sue acque! Avevamo già visto fiumi dalla acque cristalline in Svizzera, ma nessuno è paragonabile all’Isonzo (che in sloveno si chiama Soča).

A questo punto proseguiamo costeggiando il fiume sull’altra sponda, fino all’attrazione finale del nostro sentiero, prima di rientrare: la cascata di Kozjak. La cascata è un piccolo paradiso nascosto tra le rocce e con la sue acque color smeraldo, è senza dubbio la più bella cascata che abbiamo visto fino ad ora. Dopo esserci presi un po’ di tempo per (provare a) fare una bella foto, ci rimettiamo in marcia e torniamo a Caporetto.

Cascata di Kozjak, Caporetto

Un fuori programma molto apprezzato

La seconda tappa della giornata prevedeva un’escursione fino alla vetta del Mangart, che con i suoi 2677 metri è  la quarta cima più alta  delle Alpi Giulie. A causa di nuvole copiose, decidiamo di non rischiare e di andare a scattare qualche foto, oltre che fermarci lassù per il nostro pranzo (ovviamente al sacco).

Sotto al Mangart, SloveniaCon un pedaggio di 5 Euro iniziamo la tortuosa strada che porta fin sotto la vetta della montagna. Qui scendiamo, e scattiamo qualche foto del Mangart e del panorama che si gode da quassù. Il Mangart si trova proprio sul confine con l’Italia: per salire sulla vetta infatti, c’è la possibilità di salire sia dal versante italiano che da quello sloveno.

Non avendo fatto l’escursione programmata, e avendo ancora un paio d’ore prima della fine della giornata, decidiamo di rientrare per un po’ in Italia, e rilassarci sulle sponde del Lago del Predil, nel comune di Tarvisio, Udine. Il lago, posizionato in una conca in mezzo ai monti, ci offre un paio d’ore di completo relax e silenzio. Ricaricati e spensierati, andiamo in camera per la notte, in vista delle avventure del giorno successivo.

Lago del Predil, Udine

Ci sentiamo di consigliare una girata da queste parti, oltre agli amanti della natura, a coloro che amano la storia: oltre a Caporetto, che è un simbolo della storia italiana, sulla strada che dal Mangart porta al Lago del Predil abbiamo avvistato molte strutture risalenti alla guerra mondiale.

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