Diavolezza, custode di una leggenda tra i monti

Con la funivia della Diavolezza, è possibile arrivare a quota 3000 metri, e raggiungere una spettacolare terrazza panoramica sulle montagne ed i ghiacciai ai loro piedi.

In cima alla Diavolezza, un bellissimo rifugio con terrazza panoramica si apre su una corona di cime innevate sopra i 3000 metri: il Piz Trovat (3146mt), il Piz Palu (3900mt), il Piz Bernina (4049mt), il Bellavista (3922mt), ma sopratutto sull’attrazione principale, il ghiacciaio Pers. Questo ghiacciaio scende passando davanti alla Diavolezza per immettersi nel ghiacciaio Morteratsch, che continua il suo percorso raggiungendo la valle.

L’esperienza è unica. La quiete che caratterizza l’alta quota, interrotta soltanto dal vento che, prepotente, soffia sulla neve. Poca gente nei paraggi, la maggior parte è ferma al ristorante per uno spuntino veloce, o un pranzo sostanzioso.

Non abbiamo in programma un’escursione, perché ci porterebbe via troppo tempo, e purtroppo, ne abbiamo poco a disposizione. Così decidiamo di fare due passi, con molta calma, alla ricerca di un posticino isolato dove metterci a sedere, di fronte al Ghiacciaio Pers.

La leggenda della Diavolezza

C’è forse qualcosa di più affascinante, di una leggenda nata ad oltre 3000 metri di quota? Beh, per noi la risposta è no; e così ci siamo documentati meglio, sulla leggenda che ha a che fare con la Diavolezza.

Lassù viveva un tempo una splendida fata di montagna: viveva nel suo castello di rocce in alto tra Chapütschöl e Munt Pers. La donna veniva vista solo di rado e per brevi istanti dai cacciatori, i quali amavano spiarla mentre avanzava tra le coste rocciose del Munt Pers diretta al “Lej da la Diavolezza”, dove si rinfrescava con un bagno.
Poi però i giovani cacciatori si infatuavano e diventavano imprudenti; la seguivano tra le rocce, ignorando il branco di camosci che la proteggeva, fino ad arrivare al castello roccioso. Cosa succedeva lassù, a nessuno è dato di sapere e si può solamente immaginare. I cacciatori scomparvero uno dopo l’altro e non fecero più ritorno dal Munt Pers (il monte perduto).

Così capitò anche ad Aratsch, un prestante giovane del paese che non rientrò mai più da un’uscita di caccia: lo cercarono ovunque, ma alla fine dovettero desistere e supporre che fosse caduto in qualche crepaccio del ghiacciaio del Munt Pers oppure precipitato da una montagna.
Da quel giorno chi sul far della notte si trovava nei pressi della regione del Bernina poteva sentire il lamento della Diavolessa portato dal vento: “Mort ais Aratsch!” (Aratsch è morto!). Questa storia si tramandò di generazione in generazione e attribuì il nome al bell’alpeggio situato nella conca del gruppo del Bernina: l’Alp Morteratsch. La Diavolessa non ebbe comunque pace, fino a che non fece avanzare il ghiacciaio e l’intero alpeggio fu ricoperto fino a valle da ghiaccio e detriti; a quel punto abbandonò quella landa ormai desolata gridando “Davent dal Munt dal Pers” e non fu ma più rivista.

Credere o meno alle leggende, è un fatto totalmente personale: a noi piace pensare che sia tutto vero, e che la “fantasia” di qualcuno, sia in qualche modo divenuta la “realtà” di altri.

Qual è la legenda che più ti ha colpito? Faccelo sapere nei commenti!

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Una risposta

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Adoro le leggende. Questa è affascinante.

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