Nel Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

Per “riaprire la stagione”, decidiamo di andare al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna, nel Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone. Dopo molti, troppi, fine settimana con brutto tempo, la primavera porta con sé bellissime giornate, che per noi significano solo una cosa: ricominciano le escursioni!

Immaginando la storia…

Lasciata l’auto in un parcheggio sopra il paesino di Stagno, in provincia di Bologna, la nostra escursione inizia subito in salita, in una vecchia stradina immersa in un basso bosco e costeggiata da muretti in pietra coperti di muschio.

Vecchia mulattiera, Suviana e Brasimone

Arrivati in cima al primo pendio, troviamo i resti di un paio di case in pietra, ormai abbandonate; probabilmente il paesino, un tempo, si estendeva fino a qui, e quella che abbiamo appena percorso, non era altro che la vecchia strada utilizzata per collegare le case più “alte”.

Casa abbandonata lungo il sentiero, Suviana e Brasimone

Continuiamo a salire, e la vecchia mulattiera si trasforma, passo dopo passo, in un vero e proprio sentiero nel bosco: a causa dell’inverno appena concluso, il percorso è un po’ accidentato, con molti alberi caduti a terra, ma con un po’ di attenzione riusciamo a continuare l’escursione in tranquillità.

In terrazza, sopra il Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

Continuiamo il percorso, molto lineare e semplice da seguire, fino ad un bivio: svoltiamo a destra, verso la cima del Monte Stagno. Proprio sulla vetta è presente una terrazza naturale, chiamata Sasso di Balinello, da cui si gode di una vista spettacolare.

Ci fermiamo per una sosta pranzo, di fronte all’Appennino Tosco-Emiliano, tra cui riconosciamo il Corno alle Scale e il Cimone, e alle acque cristalline del Lago di Suviana.

Panorama sul Lago di Suviana, col Cimone, innevato, alle spalle

Un rifugio con vista: l’Eremo del Viandante

Terminata la sosta, ripercorriamo i nostri passi fino al bivio che abbiamo incontrato in precedenza, e proseguiamo lungo un sentiero in discesa che si dirige verso l’Eremo del Viandante.

Eremo del Viandante, Suviana e BrasimoneDopo circa una mezz’ora di cammino in una paesaggio che si alterna, dal fitto boschetto alla macchia bassa, arriviamo all’Eremo del Viandante, un rifugio in legno non custodito dal quale si ammira una bel panorama sulle verdi colline bolognesi e, di nuovo, sul Lago di Suviana.

È possibile anche entrare nel rifugio, dato che la cui porta è tenuta ferma da un semplice ramo di legno e una corda, ma anche rilassarsi sul prato circostante, e godersi il silenzio e la natura che circondano questo luogo, ha il suo perché…

La croce di Geppe

Fatte qualche foto come rito, torniamo sul sentiero che, uscendo dal boschetto con una bella salita, ci porta alla Croce di Geppe, un enorme croce in metallo che, accompagnata da una targa commemorativa, sono state poste qui in ricordo di un alpinista di Castiglion di Pepoli, scomparso sulle vette trentine nel 1975.

La croce è posta sul crinale, proprio sul confine tra Emilia Romagna e Toscana: per indicare il confine, troviamo un antico ceppo, che ormai abbiamo imparato a riconoscere poiché lo abbiamo già trovato in alcune nostre precedenti escursioni, ad esempio quella verso il Libro Aperto, sopra l’Abetone. Anche da qui ci godiamo il bellissimo panorama su tutto il Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, che abbiamo apprezzato da più “angolazioni”.

Il borgo abbandonato di Chiapporato: dove il tempo si ferma

Una volta scesi dalla Croce di Geppe, prendiamo un sentiero sulla sinistra che con vari sali-scendi, ci porta al borgo abbandonato di Chiapporato. Un borgo cinquecentesco abitato una volta da pastori e boscaioli, che adesso non è altro che un ammasso di mura e casette abbandonate.

È come se da un giorno all’altro il tempo si fosse fermato, e gli abitanti fossero improvvisamente scomparsi, in questo borgo suggestivo, immerso nel bosco. Il borgo è davvero molto piccolo, e passeggiando tra le sue viuzze silenziose, riusciamo ancora a vedere i resti degli oggetti utilizzati dagli abitanti del posto: tavoli ancora pieni di utensili, stoviglie per la cucina sparse a terra, fioriere a forma di cigno per i vicoli. Tutto questo, ed un’atmosfera quasi surreale, ci fa “perdere” del tempo nel tentativo di visualizzare come fosse la vita qui, un tempo.

Dopo aver attraversato il paesino, circa trenta minuti più tardi, e dopo salite e discese, il sentiero ci riporta al punto di partenza.

Abbiamo trovato questo sentiero quasi per caso e dobbiamo dire che, nonostante la fatica, è stata davvero una bellissima escursione, tra natura, storia e paesaggi bellissimi.

Per rendere più facile seguire i nostri passi, potete trovare qui la nostra traccia GPX. Buona escursione!

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