Un tour tra le cale del Monte Argentario

Ci troviamo in provincia di Grosseto per un fine settimana, esattamente a Follonica, e dato che avevamo già apprezzato la bellezza di questa zona costiera durante la nostra escursione lungo le Costiere di Scarlino, abbiamo deciso di spingerci più a sud, ed esplorare un’altra parte di questa provincia, il Monte Argentario.

Il Monte Argentario è un promontorio che si protende nel Mar Tirreno in corrispondenza delle due isole più meridionali dell’Arcipelago Toscano: l’Isola del Giglio e l’Isola di Giannutri. Anche l’Argentario nasce come isola, ma nel corso dei secoli l’azione congiunta delle correnti marine e del fiume Albegna ha creato due tomboli, il Tombolo della Giannella ed il Tombolo della Feniglia, che hanno unito l’isola alla terra ferma, formando nel contempo la Laguna di Orbetello.

Alla volta di Capo d’Uomo

Superato in auto Porto Santo Stefano, seguiamo la SP Panoramica che porta a Capo d’Uomo, e poco prima di trovare Via del Costone, lasciamo l’auto in un parcheggio sterrato sulla destra, da dove inizia il percorso di oggi.

Il sentiero iniziale, Monte Argentario, Grosseto, Toscana

Nel tratto iniziale non troviamo particolari difficoltà, e il sentiero che stiamo seguendo, immerso nella macchia mediterranea, ci offre per gran parte del tragitto una vista spettacolare sulle acque cristalline della costa dell’Argentario.

Dopo circa un’ora di cammino, il sentiero si allarga e ci porta ad un bivio, da cui seguiamo le indicazioni per la località Ronconali: lungo questo tratto, su strada sterrata, possiamo osservare un panorama molto suggestivo sul Tombolo della Giannella, una striscia di terra lunga circa 6km, che collega il Monte Argentario alla terraferma, e la Laguna di Orbetello.

Chiara sul sentiero, e la Laguna di Orbetello sullo sfondo

Sullo sfondo, il Tombolo della Giannella e la Laguna di Orbetello

Inizia il tour!

A un passo da Cala Grande, Monte Argentario

Continuiamo il cammino ed incontriamo la prima cala del nostro percorso: Cala Grande. Come suggerisce il nome, è una cala di dimensioni considerevoli, e restiamo colpiti, oltre che dalle “acque più belle della Toscana”, dalla quantità di imbarcazioni che stanno sostando qui davanti.

Decidiamo comunque di non scendere fino al mare, perché pensiamo di passare un’oretta alla Cala del Gesso, ancora più avanti rispetto alla nostra posizione: se qualcuno fosse interessato a scendere a Cala Grande, sulla destra si trova il sentiero che scende al mare. Proseguiamo il nostro percorso tra “vigneti vista mare” e villette da sogno.

Ci spostiamo per un tratto su strada asfaltata, e passando sopra Cala Moresca, un’altra caletta del promontorio dell’Argentario, notiamo che dal mare spunta uno strano masso, per di più molto grande, proprio davanti alla Torre di Cala Moresca: è l’Argentarola, una piccola isola priva di strutture architettoniche, famosa per una grotta situata a ben 23 metri di profondità, sito di ricerche e studi sulle condizioni climatiche e del mare.

Chiara, Argentarola davanti a Cala Moresca, e l'Isola del Giglio

Cala del Gesso: un angolo di paradiso

La strada di accesso a Cala del Gesso

Come anticipato, abbiamo in programma una sosta a Cala del Gesso, probabilmente una delle cale più belle della zona. Per arrivare alla cala dobbiamo scendere lungo una strada asfaltata, chiusa da un grande cancello verde che non permette l’accesso ai veicoli.

Superata la barriera, un sentiero molto ripido ci conduce giù, fino al mare: il percorso non è dei più semplici ed è pure abbastanza faticoso, per questo consigliamo vivamente l’utilizzo di scarpe per scendere, piuttosto che ciabatte o infradito.

Ci fermiamo per la pausa pranzo sotto un albero poco sopra la cala, che oggi è davvero affollata. Rifocillati e pronti a ripartire, ci concediamo prima un bagno rinfrescante nelle acque fredde e limpide di Cala del Gesso: siamo rimasti davvero colpiti dalla trasparenza dell’acqua, che permette perfino di vedere le ombre delle imbarcazioni, sul fondo del mare.

Cala del Gesso, mèta di barche, Monte Argentario

Tutta la forza della natura a Capo d’Uomo

Terminata a malincuore la pausa, risaliamo il sentiero fino al cancello e proseguiamo sulla destra, seguendo la strada asfaltata. Dopo qualche minuto, iniziamo ad intravedere in lontananza i ruderi di Torre di Capo d’Uomo, che domina il mare sulla vetta dell’omonimo poggio, e proprio sopra alla nostra prossima ed ultima mèta, Capo d’Uomo, che raggiungiamo dopo un’ora di cammino lungo uno stretto e accidentato sentiero sterrato.

Terrazzamenti a picco sul mare, Capo d'Uomo

Arrivati a Capo d’Uomo, l’atmosfera è davvero suggestiva, grazie alla natura che, in tutta la sua potenza, si fa sentire: il forte vento ci scompiglia i capelli, le acque del Mar Mediterraneo si infrangono prepotenti sulle enormi scogliere dell’Argentario, e l’Isola del Giglio, sulla linea dell’orizzonte, completa un quadro sublime.

La strada per arrivare a Capo d’Uomo è davvero impegnativa, su terreno accidentato e, in alcuni tratti, quasi completamente sommerso dalla macchia mediterranea. Ci sentiamo però di consigliare una sosta quaggiù, senza fretta e in ottima compagnia, per contemplare, appunto, il silenzio e la potenza di Madre Natura.

Qualche suggerimento?!

Terminata la sosta, ci rimettiamo in marcia, diretti all’auto e pronti per rientrare a Follonica. Per chi volesse seguire i nostri passi, consigliamo prima di tutto di portare con sé una buona scorta di acqua e cibo, poiché non ci sono molti punti di ristoro lungo il tragitto, e se volete godervi un po’ di tempo in una cala, in relax, evitate i periodi di alta stagione, perché sono davvero molto affollate.

Sfoglia la galleria con le foto del percorso.

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Una risposta

  1. 30 Agosto 2017

    […] Un tour tra le cale del Monte Argentario […]

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